Ausili e tecnologia4 min di lettura

Intelligenza artificiale e disabilità: opportunità, rischi e come farsi coinvolgere

L'intelligenza artificiale può trasformare la vita delle persone con disabilità, ma solo se queste vengono coinvolte fin dall'inizio nel suo sviluppo.

Segui "Ausili e tecnologia"

Ricevi via email i prossimi articoli su questa tematica.

L'intelligenza artificiale (AI) è uno degli argomenti più discussi del momento. Ma cosa significa davvero per le persone con disabilità? Può essere uno strumento di inclusione — oppure rischia di escluderle ulteriormente? Comprendere come funziona l'AI è il primo passo per farsi sentire e per chiedere regole più giuste.

Cos'è davvero l'intelligenza artificiale

Quando si parla di AI, spesso si pensa a qualcosa di magico o incomprensibile. In realtà, i sistemi di intelligenza artificiale sono programmi informatici molto avanzati, ma non "intelligenti" nel senso umano del termine.

Prendiamo l'esempio di ChatGPT, il chatbot che ha fatto molto parlare di sé: è in grado di scrivere testi, rispondere a domande e persino generare codice informatico. Ma non "capisce" davvero il linguaggio umano. Funziona grazie a un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM), che trasforma parole e frasi in numeri e schemi statistici.

In pratica: se si alimenta questo programma con migliaia di libri su un argomento, imparerà quali parole tendono ad apparire vicine tra loro — senza però comprenderne il significato reale.

Come vengono addestrati i sistemi AI

Per funzionare bene, un sistema AI ha bisogno di enormi quantità di dati e di una fase di addestramento. Questo processo si chiama apprendimento non supervisionato: si forniscono dati al programma senza dirgli cosa significano, e lui trova da solo i collegamenti.

Ma c'è un aspetto spesso trascurato: dietro ogni sistema AI c'è un grande lavoro umano. Per rendere i risultati accurati, i modelli vengono corretti e verificati da persone reali — spesso lavoratori con bassi salari in paesi in via di sviluppo.

Un esempio significativo: il dataset di ChatGPT è stato ripulito per diversi mesi da lavoratori in Kenya. Un altro caso riguarda un produttore di robot aspirapolvere che ha assunto personale esterno per classificare le immagini riprese dai dispositivi in ambienti domestici privati — immagini che sono poi state condivise in gruppi chiusi online, sollevando gravi problemi di privacy e mancanza di regolamentazione.

I rischi per le persone con disabilità

L'AI non è neutrale. Se i dati usati per addestrarla non sono inclusivi e rappresentativi, i sistemi possono discriminare. Questo vale anche — e soprattutto — per le persone con disabilità.

Un esempio concreto: negli Stati Uniti, uno strumento AI usato dai servizi di protezione dell'infanzia è stato messo sotto esame per possibili discriminazioni nei confronti di genitori con disabilità. Poiché l'algoritmo e i dati non sono pubblicamente accessibili, è difficile anche solo verificare se esista davvero una discriminazione.

Questo è uno dei problemi centrali: la mancanza di trasparenza nei sistemi AI rende difficile individuare e correggere le ingiustizie.

Perché le organizzazioni per la disabilità devono agire ora

Proprio in questo momento, la società sta decidendo le regole future per l'uso dell'AI. È un momento cruciale: le organizzazioni di e per le persone con disabilità hanno tutto l'interesse — e il diritto — di far sentire la propria voce.

Un messaggio importante che emerge dalla ricerca del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF): non è necessario essere esperti di informatica per partecipare al dibattito. Chiunque voglia progettare un sistema AI dovrebbe consultare le persone con disabilità e garantire che i dataset siano sufficientemente vari e inclusivi.

Lasciare questo spazio vuoto significa perdere l'occasione di costruire tecnologie che rispondano davvero ai bisogni di tutti.

Tre punti chiave da ricordare

  • I sistemi di intelligenza artificiale non sono davvero "intelligenti": vengono addestrati con supervisione umana e grandi quantità di dati.
  • Le persone con disabilità devono essere coinvolte fin dall'inizio per evitare che i sistemi AI producano discriminazioni.
  • Non serve una laurea in informatica per partecipare al dibattito e difendere i propri diritti.

In Italia

In Italia, il tema dell'AI e dell'inclusione è monitorato da diversi soggetti:

  • AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) si occupa di accessibilità digitale e innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione.
  • Il Garante per la protezione dei dati personali ha già avviato indagini su sistemi AI, incluso ChatGPT, per valutarne la conformità al GDPR.
  • A livello europeo, l'EU AI Act — la prima legge europea sull'intelligenza artificiale — stabilisce regole per i sistemi ad alto rischio e tutele specifiche per i gruppi vulnerabili, incluse le persone con disabilità.

Seguire l'evoluzione di questa normativa e partecipare alle consultazioni pubbliche sono modi concreti per contribuire a un'AI più giusta e inclusiva.

Per approfondire

Fonte: Understanding Artificial Intelligence – and how it affects the disability community — European Disability Forum

CondividiWhatsAppFacebookLinkedIn

Ricevi aggiornamenti come questo

Novità su diritti, agevolazioni, ausili e accessibilità — via email, solo quando c'è davvero qualcosa di nuovo.

Leggi anche